Il taccuino di Paolo Fontanelli
Scambiare la base con le primarie è un equivoco pericoloso
Scrivo questo taccuino alla fine di una giornata parlamentare che conferma lo stato assai preoccupante della nostra democrazia parlamentare. Sono ormai diverse settimane che Camera e Senato lavorano a ritmi assai lenti e diradati. Ciò è dovuto al processo di svuotamento del confronto parlamentare prodotto dalla pratica ormai quotidiana della decretazione d'urgenza da parte del governo, spesso accompagnata dal ricorso alla fiducia nonostante la rilevante maggioranza numerica del centrodestra e che porta alla approvazione di testi di legge significativamente diversi da quelli su cui, inizialmente, si è chiesto il "via libera" del Presidente della Repubblica. Oggi siamo arrivati al massimo: mentre in commissione si sta discutendo l'ennesimo provvedimento sulla crisi economica il governo fa arrivare alcuni emendamenti assai pesanti, come lo scudo fiscale e la riduzione dell'età pensionabile per le donne, questioni importantissime che meriterebbero un percorso legislativo specifico. Così facendo si cambia profondamente il contenuto del provvedimento e si strozza la funzione del Parlamento. Tutto ciò è molto grave e purtroppo la reazione degli organi d'informazione e, quindi dell'opinione pubblica, è stata debolissima.
Si tratta anche dell'effetto di una lunga campagna volta a screditare la politica e le istituzioni: il male dei partiti e degli apparati, i costi della politica, il tutti uguali, i parlamentari perditempo..... Si raccoglie ciò che si semina, viene da dire. Certamente è un buon raccolto per la destra, dispiace che abbiano contribuito anche tanti atteggiamenti di coloro che si dicono difensori della democrazia parlamentare e della Costituzione italiana.
Un altro piccolo esempio: in Prima Commissione ieri si discutevano alcune proposte di legge sull'abolizione delle Province, tema che è stato tra le parole d'ordine usate demagogicamente da qualche forza politica, come per esempio l'IdV. Ebbene nel momento del dibattito parlamentare i proponenti dei disegni di legge si sono distinti per il loro totale disinteresse da un confronto nel merito. Ormai viviamo nell'epoca del dominio della propaganda e anche tra le forze del centrosinistra se ne fa un uso preminente.
Ma mentre faccio queste considerazioni un po' amare mi viene in mente che devo rispondere anche ai commenti del blog. Allora, brevemente, rinviando di nuovo il ragionamento sul Pd pisano, rispondo a Raffaele, Francesca e Domenico. Io penso che la necessità primaria per il rilancio del progetto del Pd sia quella di una discussione politica vera, in grado di coinvolgere tutto il partito, ai vertici e alla base. Penso che un rilancio ci sarà solo se c'è uno scatto sostanziale rispetto ai mesi passati (almeno 12). In questo senso serve una discontinuità. Allo stesso tempo penso, come ho già scritto, che il punto centrale sia quello di sciogliere il nodo della forma partito, rimasto nell'ambiguità fin dal Lingotto di Veltroni. Ciò non vuol dire tornare ai DS, perché il Partito Democratico deve incorporare il pluralismo e deve essere aperto verso la società. Ma ciò non può nemmeno significare andare verso la forma del correntismo che purtroppo trova grande spazio quando alla politica si sostituisce la conta. Per questo penso che un partito serio e forte, per essere tale, deve radicarsi sul territorio con una struttura solida, fatta di iscritti e di militanti che abbiano diritti e doveri riconosciuti e praticati, con un peso reale nelle scelte che contano a cui si affianchino forme di partecipazione e di consultazione allargate anche ai cittadini e agli elettori. Il punto è non confondere e scambiare la "base" con le primarie: non sono la stessa cosa. Dobbiamo uscire da questo equivoco altrimenti non costruiremo un vero partito e nella migliore delle ipotesi rimarremo prigionieri delle correnti. Dico nella migliore delle ipotesi perché c'è anche chi pensa che, invece di spendere 20 euro per una tessera e contare per uno, sia più conveniente spenderli nelle primarie e così i voti possono essere 10. Per questo penso che per il PD ci voglia una guida certa e affidabile su questo punto. Ovviamente conta anche il progetto politico e la determinazione riformatrice. Ma su questo piano credo che alla fine le differenza tra le piattaforme dei candidati non saranno molto grandi. Quello che cerco nelle candidature è soprattutto la volontà e la credibilità per cambiare quella pratica politica che in questi mesi ha "tarpato le ali" al PD. In questo senso ciò che ho visto e ascoltato fino ad ora mi porta a credere di più a Bersani, senza nulla togliere a Franceschini che ha fatto del suo meglio e con il quale ho lavorato e lavoro con fiducia reciproca. Ma qui ognuno ha la sua legittima valutazione soggettiva e il confronto è aperto.......
4 commenti
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Martino 17/07/2009 20.54.20
Per vivere al di fuori della legge devi essere onesto. Effettivamente rimasi sorpreso quando lessi questa citazione sul frontespizio del manuale di diritto costituzionale sul quale studiai qualche estate fa. Riflettendo sugli ultimi taccuini queste parole sono riemerse con tutta la loro carica provocatoria, senza tuttavia lasciare il sorriso di amara approvazione che provai a suo tempo. Le primarie di per sé sono uno strumento neutro, utile per favorire la partecipazione dei cittadini che votano PD, ma che non pensano di iscriversi. Ciò che le rende un argomento controverso è l’abuso che ne viene fatto e i meccanismi tendenzialmente clientelari che possono generare quando le idee lasciano il posto ai personalismi. Del resto si chiamano primarie perchè dovrebbero servire per sottoporre i possibili candidati alle elezioni vere e proprie al giudizio preliminare di iscritti e simpatizzanti. Per questo può avere un senso utilizzare le primarie per la scelta del candidato premier o presidente di regione, magari per la scelta del candidato presidente di provincia o del candidato sindaco, mentre per eleggere gli organi dirigenti di un partito non sarebbe più lineare lasciare la parole agli iscritti, ovvero a coloro che hanno deciso di partecipare in prima persona, assumendosi oneri e onori? Altrimenti a cosa serve un congresso? Fra parentesi continuo a chiedermi cosa succederebbe se gli iscritti scegliessero la mozione del candidato A e le primarie per la scelta del segretario fossero vinte dal candidato B. In merito al dibattito interno, a volte si ha l’impressione che stiano emergendo componenti unite non da una proposta o da un’elaborazione, ma dalla ricerca del potere fine a sé stesso. Ecco, qualora questa impressione venisse confermata anche dopo il congresso risulterebbe sinceramente difficile continuare a partecipare attivamente. Se l’antipolitica è un sentimento che non favorisce la partecipazione alla vita democratica, è altrettanto vero che eventuali comportamenti ispirati a logiche spartitorie, contraccambiste, slegate dal merito e dai contenuti, rischiano di contribuire alla crescita di questo sentimento. Alle ultime elezioni il PD ha perso diversi milioni di voti rispetto alle politiche del 2008, circa 1/3 del proprio elettorato, e poteva andare peggio, considerando i tanti che hanno votato PD per senso di responsabilità. Di fronte alla crisi economica che stiamo vivendo in tutto il mondo e che colpisce soprattutto i più deboli, risulta urgente costruire un partito che possa rappresentare un’alternativa credibile alla destra, che individui nei valori di democrazia, solidarietà e pari opportunità il proprio punto di riferimento e che unisca intorno a sé uno schieramento coerente, ma in grado di competere sul piano dei numeri. Su questi aspetti dobbiamo puntare i riflettori, lasciando perdere il giochino delle appartenenze.
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domenico 17/07/2009 15.20.33
Nota:
Per correttezza oggi ho scritto un Post sul sito del PD di Bientina dal Titolo:
PD: Forse Fontanelli si è dimenticato dei “molti” che gli hanno dato il mandato.
Dove riporto il mio commento scritto qui,leggermente corretto dal punto di vista ortografico ma non nella sostanza.
In attesa di un chiarimento, se ci sarà, auguro un buon fine settimana.
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domenico 16/07/2009 15.47.32
"il Partito Democratico deve incorporare il pluralismo e deve essere aperto verso la società. Ma ciò non può nemmeno significare andare verso la forma del correntismo che purtroppo trova grande spazio quando alla politica si sostituisce la conta. Per questo penso che un partito serio e forte, per essere tale, deve radicarsi sul territorio con una struttura solida, fatta di iscritti e di militanti che abbiano diritti e doveri riconosciuti e praticati, con un peso reale nelle scelte che contano a cui si affianchino forme di partecipazione e di consultazione allargate anche ai cittadini e agli elettori. Il punto è non confondere e scambiare la "base" con le primarie: non sono la stessa cosa".
Questo passaggio non mi è chiaro.
In linea di principio condivido il suo modello di PD ma vorrei capire meglio chi intende con la parola "militanti" per me è colui che milita attivamente, l'inscritto tesserato ma può non essere attivo concretamente nella vita del partito.
Se è cosi allora dissento perché c'è la maggioranza i simpatizzanti ( coloro che ci votano, ma non sono tesserati e non militano attivamente) che ci da il mandato di rappresentanza è ci consentono di attuare l'obbiettivo proprio di un partito ( secondo la formulazione di Duveger) che è quello di mandare i propri rappresentai nelle istituzioni al fine di rappresentare i loro interessi (il potere di fare).
Quelli sembrerebbe che lei li metta nel calderone dei cittadini che per sua natura sono la totalità della base elettorale, e comprendono anche quelli che non simpatizzano per il PD (che non lo votano), in questo caso il dialogo con i Cittadini è un dialogo politico al fine di convincerli a votare noi perché abbiamo un progetto politico migliore.
MA RIMANE IL PROBLEMA DI SEMPRE, CHE E' DI FATTO UN PROBLEMA DI DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA INTERNA AI PARTITI, COME COINVOLGERE NELLE SCELTE I SIMPATIZZANTI?
I cosiddetti partiti della prima Repubblica sono stati l'esempio eclatante di questa anomalia.
Se prendiamo di esempio i DS prima della confluenza nel PD,erano 600 mila i tesserati ma alcuni milioni di più quelli che li votavano ( il 17% dei votanti alle ultime politiche). Ecco il PD nasce per dare voce e tetto anche a queste persone che votano PD ma per tanti motivi sono riluttanti ad avere una tessera o ad impegnarsi militando attivamente nella struttura politica. Certo si possono vedere forme di coinvolgimento diverse ma sempre forme che diano diritto di cittadinanza vera in quanto è con il loro contributo che noi inviamo i nostri Rappresentanti nelle istituzioni.
Lo so è un compromesso amaro per molti che non vedono di buon occhio una apertura eccessiva. Ma io credo che molti abbiano ancora poca fiducia di se stessi e delle loro capacità politiche, perché se hanno fatto bene ,se sono i migliori, se sono orgogliosi di essere dei professionisti della politica ( affermazione di D'Alema), perché avere timore?
SE rappresenti e riesci ad interpretare le istanze della base che ti vota, non devi temere niente in politica perchè questo è la politica.
In politica devi temere i molti quando rappresenti gli interessi dei pochi lobbysti, Coop ( 1) che niente hanno a vedere con il valore dell'associazionismo dell'800 ma che non pagano le tasse come gli altri e quindi non contribuiscono in proporzione ai loro guadagni al mantenimento dello stato sociale,banchieri che si dichiarano riformisti a parole e non di fatto,imprenditori che sono capitani coraggiosi per il solo tempo di valorizzare asset strategici per il paese e poi passare all'incasso),banche che fanno delibere e bandi per mandare in prepensionamento 100 manager assumendo i loro figli, con il risultato di non creare mobilità sociale,aggravano le casse dello stato perché, aumentano la spesa pensionistica e probabilmente nuovi pensionati visto l'età e le competenze accumulate si riverseranno sul lavoro privato togliendo opportunità ad altri giovani.
Siccome spesso si chiede il mandato a molti per poi rappresentare i soliti pochi, per questo io aspetto ancora di leggere le mozioni, ma allo stato attuale non nascondo una certa simpatia per Franceschini.
Nota:
1 - Le coop vanno distinte, quelle che danno lavoro ai ragazzi con problemi di vari natura come una cooperativa di Rosignano Solvay che costruisce prodotti per confezioni regalo e da lavoro a dei ragazzi Daun con problemi di manualità e quindi è difficile che possa fare prodotti a prezzi competitivi ( il mercato è crudele). O quelle coop che fanno servizio alla persona( il cosiddetto terzo settore), vanno aiutate con sgavi fiscali o altro,in quanto: le prime mantengono la dignità della persona che deve poter campare con il frutto del proprio lavoro,le seconde danno servizi alla collettività che di fatto dovrebbe erogare lo stato sociale.







D’Alema:”C’è chi vuole abolire la sinistra”
http://www.unita.it/news/politica/86542/dalema_c_chi_vuole_abolire_la_sinistra
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Strano Modo di pensare quello di D'Alema che consigliava a Marino di non candidarsi perchè nella situazione data ci vogliono "professionisti della politica"
I SOLITI NOTI PROFESSIONISTI CHE CI HANNO PORTATO IN QUESTA SITUAZIONE.
Purtroppo la vedo dura, se vince Franceschini ci sarà sempre una parte del partito pronto a segarlo, se vice Bersani la sua vittoria sarà vista come la vittoria dei " D'Alemiani" con la conseguenza che alle prossime elezioni si rischia di ritornare al 16,60% dei consensi che erano quelli dei DS nel 2001.
Purtroppo la cecità non ci porta a vedere che in questo paese ci sono professionisti della politica che sono nei soliti posti da oltre 30 anni ed è di loro la responsabilità dei fallimenti politico-partitici e socioeconomici.
TUTTO IL RESTO SON CHIACCHIERE....................