Il taccuino di Paolo Fontanelli
Chi nasce in Italia è italiano

Stasera un po' di cronaca. Della giornata di ieri potete intuire dall'articolo pubblicato stamani sul Tirreno e riportato qui già da oggi pomeriggio. Quasi cento votazioni sugli emendamenti; non ne è passato uno di quelli proposti dall'opposizione. L'unico "lampo" la firma della mozione di sfiducia su Brancher, ministro di cui ancora non si conoscono compiti e deleghe. La prossima settimana sarà discussa in aula.
Più movimentata invece la giornata odierna. Tra gli impegni d'aula e di commissione ho trovato il modo di andare ad ascoltare le ragioni dei sindacati degli agenti di polizia che protestavano davanti alla Camera contro la manovra economica del governo. La parola d'ordine prevalente era " meno auto blu e più risorse per far viaggiare le auto della polizia". Ovviamente eccedo in semplificazione. Poi, nel pomeriggio, sono andato alla manifestazione in Piazza Navona, promossa dai giornalisti, per contestare il decreto legge sulle intercettazioni. Il tema era quello dell'imbavagliamento dell'informazione anche se ben più grave è la parte che limita l'azione della magistratura. Nella mattinata di ieri il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso aveva illustrato in modo chiaro, documentato e allarmante le ricadute negative che questa legge avrebbe sulla lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. Comunque mentre girellavo tra i manifestanti è arrivato il messaggio sms sulle dichiarazioni di Napolitano che mettono un bel peso su quel provvedimento. Ciò mi ha rincuorato, più delle dichiarazioni di Di Pietro.
A sera, verso le otto, sono andato alla festa del Pd al circolo degli artisti. Un bel posto sulla Casilina vecchia. Il tema è la "Festa dei nuovi italiani". Sottotitolo "Chi nasce in Italia è italiano". L'organizzazione è del circolo Pd di Porta San Giovanni, del circolo Giovani Democratici "Woody Allen" e del circolo Giovani Democratici "Rino Gaetano". Bello no ? Alle 20,30 c'era il dibattito con Pierluigi Bersani, moderato da Iman Sabbah giornalista di origine palestinese. A interrogare Bersani e a raccontare le loro storie sul problema della cittadinanza, c'erano giovani di diverse provenienze. Arrivati in Italia da piccoli o nati da genitori non italiani. Cinesi, nord africani e africani, slavi e latinoamericani. E alla festa c'era una grande presenza di immigrati e immigrate, con e senza velo. Stranieri di nome e italiani di fatto come recita l'efficace slogan della campagna promossa dai giovani PD . E' stata una iniziativa interessante e ben riuscita, e Bersani se l'è cavata bene. E io vado a letto non dico felice, ma almeno contento della giornata movimentata.
3 commenti
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Giuseppe 02/07/2010 16.16.53
Condivido quanto scrive Stefano. Le cose belle non accadono solo a Roma, ma anche a Pisa. E la cosa interessante è che, a quanto pare, persino a Roma se ne sono accorti. Tirreno e Nazione chissà perché non ne parlano, ma stamani ho avuto la sorpresa di trovare notizia di una grande assemblea pubblica che si è tenuta ieri l'altro a Pisa sul futuro di Rebeldia sulla homepage di un quotidiano online nazionale che sono solito seguire, significativamente sotto la rubrica "Spazi di cultura": http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=15284
Auguro buona lettura e buone riflessioni a tutti.
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stefano 02/07/2010 14.08.32
On. Fontanelli,
anche se ne conosco l'esistenza da tempo, seguo da pochi giorni il suo blog. Trovo interessante quest'ultima uscita sulla sua 'giornata movimentata' capitolina. È utile sapere quello che succede a Roma, sapere che nonostante tutto esiste chi sceglie di scendere in piazza per mostrare le sue ragioni e difendere il diritto di tutti a un''informazione plurale. È un segnale che una speranza ancora c'è in questo paese. Così come la serata passata al Circolo degli Artisti, in cui ha avuto occasione di sentire le storie di immigrati di prima o seconda generazione, gli "italiani di fatto". Bene.
Segnali di speranza ci sono, vanno cercati, promossi e protetti, con sensibilità e attenzione. Ce n'è uno anche a Pisa, che lavora ormai da anni sulla pluralità democratica, sul diritto di informazione e di diffusione culturale, sui diritti degli stranieri, che promuove corsi di italiano per immigrati. Sa a cosa mi riferisco. Il Progetto Rebeldía è un inequivocabile segnale di speranza, che dice tante cose a chi sa ascoltare: che la disaffezione dei giovani alla cosa pubblica non è irreversibile, che i luoghi di incontro e scambio reciproco sono praticabili e che da questi luoghi possono nascere proposte e iniziative effettivamente utili a tutti.
Il lavoro di un politico è quello di scegliere le priorità per la sua comunità di riferimento, e in base a queste muoversi. Spero che una persona intelligente e sensibile come lei non si lascerà sfuggire l'occasione di rendere possibile la speranza anche a Pisa.
Cordiali saluti







Fa veramente piacere vedere che ogni argomento è buono per finire a parlare di Rebeldia.
Del resto lo capisco, dato che a Pisa in questo momento non si parla d'altro.
L'assemblea del 30 giugno è stata un momento di democrazia e partecipazione che credo a Pisa non si fosse mai visto prima.
Sono tornato a casa carico di emozioni e convinto che non tutto sia perduto.
Anzi...
Una platea così eterogenea non credo si fosse mai riunita a discutere insieme della città che vorremmo.
Impressionante, dall'assessore Cerri a Tijuana. Dall'assessore olimpionico Sanzo ai Cobas. Dal Newroz alla Casa della Donna.
Solo Rebeldia a Pisa poteva mixare l'immiscibile.
E con le dovute distinzioni (di approccio e di stile) tutti erano d'accordo: Rebeldia deve continuare a vivere. E lo deve fare unita, in un posto stabile e adeguato.
Far vivere Rebeldia non è un favore, ma un dovere degli amministratori di una città.
E finchè non ci sarà una soluzione seria rimarrà in Via Battisti.
Vi riporto il link del comunicato, se per caso il Tirreno e la Nazione bucassero la notizia:
http://www.inventati.org/rebeldia/spazi-sociali/30-giugno.html