01/02/2010Quando nello statuto ''ci stava tutto'' ...
A cavallo fra memoria e presente, aneddoti e idee per il futuro. Per innovare la sinistra e il Paese senza perdere le radici. La presentazione pisana di ''Basta Zercar'', il libro di Gianni Cuperlo
Non è un libro rivolto al passato "Basta Zercar", il viaggio, edito da Feltrinelli, di Gianni Cuperlo nella sinistra italiana, dalla Fgci al Partito Democratico. Però «un partito è sempre espressione di una cultura politica, mentre dalla nascita del Pd ad oggi mi sembra ci siamo fermati poco a riflettere sul percorso che stiamo facendo», spiega l'autore, oggi deputato del Pd, in una affollata biblioteca comunale alla presentazione pisana del volume organizzata dal circolo "Giovane Europa" delle scuole "Normale" e "Sant'Anna". E, invece, di approfondimenti sulla crisi delle sinistre di tutto, o quasi, il mondo occidentale «e sulla loro incapacità di costruire un modello di sinistra post-socialista ce ne sarebbe assolutamente bisogno» spiega Michele Battini, docente di storia all'Università di Pisa, intervenuto alla presentazione, lunedì pomeriggio, insieme ad Adriano Prosperi, storico della "Normale" e a Paolo Fontanelli. «In Italia -continua Battini- la situazione è anche peggiore che negli altri Paesi a causa della perdita di credibilità dell'attuale classe dirigente, soprattutto se raffrontata con quelle dei leader storici della sinistra repubblicana». Dunque, meglio guardarla quella storia. Un po' «perché il comunismo italiano, bisognerà pur ricordarlo in quest'epoca d'anticomunismo dilagante, per lungo tempo è stato una delle due forze politiche in grado di intercettare "sentire" e bisogni della gente» come spiega Prosperi. Ma soprattutto perché guardare da dove si arriva aiuta sempre a capire dove si vuole andare.
Comincia Fontanelli: «Ho anche sorriso un po' leggendo il libro di Gianni (Cuperlo ndr). Perché racconta la storia di quelli della mia età, ossia di chi ha cominciato nella Fgci ed è arrivato al Pd, passando da Pci, Pds e Ds. Una "generazione in trasloco", per usare la definizione del libro. Ma soprattutto ho riflettuto su quel che c'è da fare oggi e a come, pur innovando, possa essere possibile salvaguardare l'orizzonte valoriale della cultura della sinistra italiana». Prosegue Cuperlo, con un aneddoto che racconta tutto un modo di vivere la politica: «Avevo sedici anni e in sezione discutevo con un vecchio compagno che ad un certo punto mi zittì: "Basta chiacchiere, che tanto noi abbiamo lo statuto". "E allora?" feci io di rimando. "Ma tu lo sai perché si chiama statuto?". "No". "Lo dice la parola stessa: perchè lì dentro ci sta tutto". Era una adesione acritica che non andava bene allora. E non va bene oggi. Però c'era anche un gran senso di appartenenza. Che funzionava in quegli anni e servirebbe tantissimo pure nel nostro tempo».
Perchè nel Pd, per Paolo Fontanelli, su questo proprio non ci siamo: «Lo dico con estrema chiarezza -dice-: il percorso che abbiamo avviato due anni fa è messo seriamente a rischio soprattutto a causa dei personalismi esasperati e dello scarso senso di solidarietà nel gruppo dirigente, ma anche in conseguenza del cattivo utilizzo di alcuni strumenti ». Per il deputato pisano, infatti, «pure nel Pd stanno emergendo elementi di populismo preoccupanti anche in conseguenza di un uso distorto delle primarie: senza contenuti politici, infatti, queste rischiano soltanto di alimentare la nascita di comitati elettorali». Dunque occorre riportare la politica al centro. E «per farlo, per quanto siano importanti, non basta puntare sul risanamento dei conti pubblici e neppure sul buon governo del territorio -aggiunge Cuperlo-. Mentre l'unità del riformisti, che è all'origine della genesi del Pd, è un richiamo troppo vago. Uniamoci, certo. Ma per fare cosa?».
Per fare del Partito Democratico l'ultima casa di una "generazione in trasloco", quindi, occorre qualcosa, anzi molto, di più. Per dirla con le parole di Cuperlo e Fontanelli, «di una cultura politica che sappia coniugare la necessaria innovazione con le radici valoriali delle tradizioni politiche che due anni fa decisero di unirsi per confluire nel Pd». (fp)






